Presentazione del gruppo

Il ventesimo secolo, per effetto dei movimenti di persone causati dalle due grandi guerre mondiali che lo hanno caratterizzato, è stato definito il secolo dei rifugiati e delle “displaced persons”.

A partire dalle prime forme di cooperazione interstatuale finalizzate a disciplinare la peculiare situazione giuridica di tali soggetti, nell’ordinamento internazionale si è progressivamente formato un vastissimo complesso di norme che ha ad oggetto i diversi aspetti e le numerose implicazioni giuridiche del fenomeno dei c.d. “flussi migratori”, per la cui definizione è stato usato il termine di “Diritto internazionale delle migrazioni”. Il contenuto delle norme in questione è stato via via ripreso, integrato e consolidato in tutti gli ordinamenti interni, anche attraverso i contributi degli enti e delle organizzazioni internazionali che, a vario titolo, si occupano del tema e da numerosissime pronunce sia delle Corti interne che internazionali. Tale ultimo fenomeno di elaborazione giurisprudenziale si è particolarmente sviluppato nei Paesi dell’Unione europea a seguito dell’acquisizione da parte di quest’ultima della competenza a sviluppare “politiche comuni” relative ai controlli alle frontiere, all’asilo e all’immigrazione (cfr. gli artt. 67 e ss. del Trattato sul funzionamento dell’Unione).

Le prassi e i paradigmi giuridici che sovrintendono alla regolazione dei flussi migratori consolidatisi nei periodi storici e nei modi sinteticamente descritti sono oggi notoriamente al centro di tensioni fortissime causate, tra l’altro, da una progressiva trasformazione qualitativa e quantitativa dei flussi migratori del ventunesimo secolo. Nella loro complessità, questi fenomeni attraggono l’interesse di un numero sempre maggiore di giuristi. Quella “sfida per il diritto internazionale, comunitario ed interno” rappresentata dalle migrazioni che diede il titolo ad un convegno annuale della SIDI ormai oltre 10 anni fa è oggi più attuale che mai e investe tutte le società democratiche nel loro complesso (e in primis quelle come l’Italia che, per la particolare collocazione geografica, sono ineludibilmente più esposte agli arrivi e dunque agli oneri che da essi derivano), fino al punto di mettere in crisi la stessa sopravvivenza del modello di integrazione regionale realizzato attraverso la creazione dell’Unione europea e fondato, tra l’altro, sull’abbattimento delle frontiere interne.

Il Gruppo di interesse sul “Diritto internazionale ed europeo delle migrazioni e dell’asilo” (DIEMA) intende facilitare lo studio, la conoscenza di carattere pratico ed accademico e la discussione critica su tutti i temi ritenuti rilevanti per il progresso della ricerca scientifica in campo giuridico inerente al diritto internazionale ed europeo delle migrazioni e dell’asilo, comprese le norme relative all’attribuzione della cittadinanza. Queste ultime, infatti, pur essendo di competenza del diritto pubblico degli Stati, hanno un grande impatto sui processi migratori e possono, in talune circostanze, essere oggetto di scrutinio anche da parte di organi sovranazionali.

Il Gruppo è aperto alla partecipazione di tutti i Soci della SIDI in regola con il pagamento della quota sociale.

La realizzazione pratica degli obiettivi del Gruppo di interesse, per il raggiungimento dei quali si intende coinvolgere sia studiosi che pratici, è perseguita, nel rispetto delle linee guida fissate dalla SIDI, i) attraverso l’organizzazione di conferenze e seminari; ii) esplorando tutte le possibilità di interazione con il SIDIblog e con il sito della SIDI, anche al fine di ottimizzare le possibilità di scambio di informazioni e riflessioni e di pubblicizzazione dei risultati dei lavori del Gruppo; iii) provvedendo alla creazione di una mailing list dedicata; iv) mediante l’elaborazione di progetti di ricerca comuni e pubblicazioni collettanee. Il Gruppo di interesse si propone, inoltre, di sollecitare collaborazioni — sia per progetti di ricerca, sia per convegni e seminari — con analoghi gruppi esistenti nell’ambito della European Society of International Law e di associazioni e centri di ricerca, europei e non. In virtù di un modello caratterizzato dal sistema c.d. hub and spoke, la costituzione di un network di accademici accomunati dai medesimi interessi scientifici potrebbe contribuire allo sviluppo e alla partecipazione del mondo accademico al dibattito pubblico relativo alle modalità di disciplina e gestione dei flussi migratori. In passato, tali modalità — almeno in qualche caso — sembrano essere state dettate più dall’emotività che dalla puntuale verifica sulla compatibilità delle medesime con la cornice giuridica internazionale esistente, in particolare in materia di diritti umani (si pensi, solo per fare un paio di esempi, alle opzioni legislative nel campo del diritto penale oggetto di scrutinio critico da parte della Corte di giustizia dell’Unione europea nella sentenza “ El Dridi”, o alle condotte censurate dalla Corte europea dei diritti umani nella decisione sul caso “Hirsi ed altri contro Italia”).